MeseMontagna
sab 6 nov 2010
Manolo a Vezzano: "L'alpinismo come una malattia"

È stata una festa della montagna e dell’alpinismo quella che si è celebrata ieri sera a Vezzano, nel Teatro Valle dei Laghi, per l’occasione affollato da tanta gente, arrivata per ascoltare protagonisti e protagoniste dell’eterna sfida verso le vette. Quattro personaggi diversi, tre donne e un uomo: Francesca Raffaelli, la prima trentina a salire sull’Everest, Francesca Noceti, appassionata di montagna, e Antonella Beatrici, alpinista e moglie di alpinista, e infine Maurizio Zanolla, meglio noto come Manolo, re senza corona delle scalate in falesia sulle Dolomiti. Ciascuno di loro ha raccontato esperienze di spedizioni, accompagnate da splendide immagini, e trasmesso la propria idea di montagna. Non poteva cominciare meglio la quinta rassegna di MeseMontagna che per tutto novembre porterà in Valle dei Laghi: testimonianze, foto, libri, film, protagonisti.
In apertura la premiazione del Concorso fotografico organizzato dal Gruppo Culturale di Vezzano dal titolo “I sentieri dell’uomo”, che ha visto la partecipazione di circa 40 fotografi dilettanti, impegnati a catturare scorci della valle. Per la cronaca il primo premio nella sezione under 14 è andato a Martina Lever di Vigo Cavedine, quello per la sezione bianco/nero a Marco Berteotti di Vezzano e quello per la sezione colore a Carmen Buffa di Padergnone. Le foto, esposte nel foyer del teatro, saranno visibili per tutto il mese della manifestazione.
Prima di entrare nel vivo della serata un affettuoso e commosso ricordo di Walter Nones, cui il Coro Valle dei Laghi ha dedicato la canzone “Dove” di Marco Maiero. Il coro ha poi proposto altri brani, non solo tradizionali ma anche dal repertorio pop, come la toccante versione di “Can’t Help Falling in Love with You” di Elvis Presley.
Dopo i saluti di rito, portati dal vice-sindaco di Vezzano, Gianni Bressan, è toccato a Manolo inaugurare con le sue riflessioni la serata, sollecitato dalle domande del conduttore, Paolo Malfer. Autoironico, attento a non mostrarsi come modello, Manolo è stato nei vari interventi provocatorio e demistificatorio, come quando ha detto: ”Come tutti gli alpinisti sono un sopravvissuto. Ho fatto tante di quelle cose in montagna che se ne facesse una centesima parte mio figlio, suderei freddo. È vero ci sono limiti e bisogna sapere saggiamente quando fermarsi, e tante volte lo facciamo, Qualche volta però no”. Anti-eroico e nello stesso tempo pronto a rivendicare un senso profondo di certi comportamenti, ha spiegato alla platea che non ci sono solo imprese eccezionali, c’è la normalità che va vissuta. Ha aggiunto: “C’è qualcosa di malato in noi alpinisti, sul serio, altrimenti non si spiegano certe cose. Eppure fa parte dell’uomo andare oltre i limiti ragionevoli per scoprire nuovi orizzonti. E questo non solo nell’alpinismo ma in tutti i campi”.
Francesca Raffaelli ha presentato una lunga serie di diapositive delle sue imprese, condotte insieme al marito, e che l’hanno portata da Mezzocorona all’Everest passando per le vette del Sudamerica e ha raccontato come il secondo tentativo di salita al tetto del mondo dovette essere abbandonato a causa di un congelamento ai piedi che poi l’ha tenuta ferma per molto tempo.
Francesca Noceti, da semplice appassionata, ha preferito parlare del fascino della montagna piuttosto che di imprese, montagne che ci chiamano e ci convincono ad andare.
Antonella Beatrici, moglie di Angelo Giovanetti, ha raccontato che le spedizioni del marito non le mettono una particolare ansia, dato che ha una grande fiducia nelle sue capacità.
Prossimo appuntamento di MeseMontagna è per mercoledì, sempre al Teatro di Vezzano, alle 20.30, con due film premiati al Trento Film Festival: “Alone on the Wall” e “Asgard Jamming”.
La manifestazione, che si conclude il 26 novembre, è organizzata, oltre che dal Comune, dal Gruppo Sportivo Fraveggio e dalla Sat Valle dei Laghi.

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